- Brand Identity e Comunicazione
Brand image vs brand identity
- Christian Turay
Brand image vs brand identity: qual è la Differenza?
La brand identity è ciò che un'azienda decide di essere e di comunicare: comprende valori, personalità, tono di voce, elementi visivi, promesse e caratteristiche attraverso cui il brand vuole presentarsi al proprio pubblico. La brand image, invece, è ciò che il pubblico percepisce realmente di quel brand. Le due dimensioni sono quindi strettamente collegate, ma non coincidono. L'identità parte dall'azienda e rappresenta una direzione intenzionale; l'immagine si forma nella mente delle persone attraverso ciò che vedono, ascoltano e sperimentano nel rapporto con il brand. Il punto più importante è proprio questo: un'azienda può decidere quale identità costruire, ma non può decidere direttamente quale immagine avrà nella mente del pubblico. Può influenzarla attraverso la comunicazione, i prodotti, i servizi e l'esperienza offerta, ma la percezione finale dipende anche da fattori esterni al suo controllo.
Chi decide la brand identity e chi decide la brand image?
La brand identity è definita dall’azienda e da chi ne gestisce il branding. Strategia, posizionamento, identità verbale e visiva, valori, tono di voce e promessa di marca contribuiscono a stabilire come il brand vuole essere riconosciuto.
David Aaker ha descritto la brand identity come un insieme di associazioni che l’organizzazione aspira a creare o mantenere nella mente del pubblico. Non si tratta quindi soltanto di scegliere un logo o una palette cromatica, ma di definire una direzione precisa per il brand.
La brand image, invece, non viene decisa direttamente dall’azienda. È il risultato delle associazioni che il pubblico costruisce sulla base delle proprie esperienze e delle informazioni ricevute.
A determinarla possono contribuire la pubblicità, i contenuti, le recensioni, il passaparola, le conversazioni online, il comportamento dell’azienda e soprattutto l’esperienza concreta di clienti e stakeholder.
Per questo l’azienda può progettare l’identità e influenzare l’immagine, ma non può controllarla completamente. Una promessa di qualità, per esempio, contribuisce a costruire una determinata identità; se il prodotto o il servizio non mantiene quella promessa, l’immagine percepita può svilupparsi in una direzione completamente diversa.
Due modelli restano il riferimento più usato per capirlo. David Aaker, nel suo lavoro sulla “brand equity”, descrive il valore di un brand come la somma di ciò che le persone conoscono, ricordano e associano a quel nome. Kevin Keller, con il modello della “brand resonance”, aggiunge un tassello: un brand forte non si limita a essere riconosciuto, costruisce una relazione che il cliente sente come propria. In entrambi i casi, il punto centrale è che il valore di un brand non dipende soltanto da ciò che l’azienda comunica, ma da ciò che quella comunicazione riesce a costruire nella mente e nell’esperienza delle persone.
Una frase spesso attribuita a Jeff Bezos, per quanto la fonte esatta resti difficile da verificare con certezza, riassume bene il concetto pratico: il tuo brand è quello che le persone dicono di te quando non sei nella stanza. Il branding, in altre parole, è il lavoro che fai perché quella conversazione, quando avviene senza di te, dica quello che vuoi che dica. Non significa controllare ciò che le persone pensano, ma costruire nel tempo le condizioni perché quella percezione sia coerente con il valore che vuoi rappresentare.
Cosa succede quando identity e image non coincidono?
Il mancato allineamento tra brand identity e brand image è piuttosto comune e non significa necessariamente che il branding abbia fallito. È soprattutto un segnale strategico da interpretare.
Un’azienda può definirsi innovativa, premium e orientata al cliente, ma essere percepita come poco innovativa, costosa o distante. In questo caso esiste un divario tra ciò che il brand vuole rappresentare e ciò che il pubblico gli attribuisce realmente.
Le cause possono essere diverse: una comunicazione poco coerente, un posizionamento non sufficientemente distintivo, un’esperienza cliente che non mantiene la promessa oppure una distanza tra il pubblico scelto dall’azienda e quello che effettivamente intercetta.
Al contrario, quando identità e immagine sono sostanzialmente coerenti, il brand tende a essere riconosciuto secondo associazioni vicine a quelle che aveva intenzionalmente costruito.
Apple, per esempio, ha costruito nel tempo una forte identità legata a innovazione, design e integrazione tra tecnologia ed esperienza d’uso. La percezione del pubblico presenta molte associazioni coerenti con questa direzione. Barilla, allo stesso modo, ha sviluppato una comunicazione fortemente legata a italianità, famiglia e quotidianità, elementi che hanno contribuito alla sua immagine di marca.
Questi esempi non dimostrano che identity e image coincidano per definizione. Dimostrano piuttosto che un’identità strategicamente costruita può contribuire a generare un’immagine coerente, quando comunicazione, prodotto ed esperienza lavorano nella stessa direzione.
Come si misura il divario tra identity e image?
Per individuare il divario tra identity e image non è sufficiente analizzare ciò che l’azienda dice di sé. Il sito, il brand book e i profili social descrivono principalmente l’identità dichiarata.
Per comprendere la brand image bisogna osservare invece come il brand viene descritto e ricordato dal pubblico. Possono essere analizzate recensioni, commenti, menzioni sui social, conversazioni online, ricerche di mercato, interviste e altri strumenti di ascolto.
Anche i dati digitali possono fornire indicazioni utili: il modo in cui le persone cercano un brand, le associazioni che emergono nelle conversazioni e i contenuti con cui interagiscono possono aiutare a capire quali percezioni stanno realmente prendendo forma.
Oggi questo ascolto può comprendere anche il modo in cui i sistemi di intelligenza artificiale descrivono un’azienda quando vengono interrogati sul suo settore, sui suoi prodotti o sui suoi concorrenti. Non rappresenta da solo una misurazione scientifica della brand image, ma può diventare un ulteriore indicatore da confrontare con la percezione che l’azienda intende costruire.
Il confronto tra identità dichiarata e percezione effettiva permette quindi di individuare eventuali scostamenti. Un divario significativo può indicare un problema nella comunicazione, nell’esperienza cliente o nel posizionamento e richiede di capire quale di questi elementi stia producendo la distanza.
Capire dove la brand image percepita si allontana dalla brand identity voluta è uno dei primi passaggi di un lavoro di Posizionamento Strategico: prima si analizza come il brand viene percepito oggi, poi si definisce la direzione verso cui portarlo.
Fonti: David Aaker, Building Strong Brands, sul concetto di brand identity come direzione strategica; Kevin Keller, Strategic Brand Management, sulla formazione della brand image nella mente del consumatore.
Fonti: David Aaker, Building Strong Brands, sul concetto di brand identity come direzione strategica; Kevin Keller, Strategic Brand Management, sulla formazione della brand image nella mente del consumatore.
Per la distinzione tra branding e brand identity, vedi Che differenza c’è tra branding e brand identity?.
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